In moto all’estero
Guidare fuori dall’Italia cambia poco nella tecnica e parecchio in tutto il resto: cosa copre la polizza, cosa succede se la moto si ferma a mille chilometri da casa, quali documenti servono davvero. Questa sezione mette in fila le cose da sistemare prima di partire, e gli itinerari su cui valgono.
La responsabilità civile non finisce al confine, ma non va ovunque
Dentro l’Unione Europea la questione è semplice: la responsabilità civile italiana è valida di diritto in tutti gli stati membri, senza documenti aggiuntivi e senza avvisare la compagnia. Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Slovenia, Austria, Germania: si parte e basta, con patente, libretto e certificato.
Fuori dall’Unione cambia tutto. L’estensione territoriale non è automatica e dipende dalla singola polizza: sul certificato di assicurazione esiste un elenco di paesi, e quelli non coperti sono barrati. La carta verde è il documento che rende leggibile questa informazione a un agente di frontiera che non parla italiano.
Se la destinazione non è coperta, esiste sempre la via d’uscita dell’assicurazione di frontiera, che si compra al valico o al porto di sbarco per la durata del soggiorno. È una pratica di pochi minuti e di costo contenuto. Il punto non è la spesa, è saperlo prima: scoprirlo in dogana con venti moto in fila dietro rende la giornata molto piu’ lunga.
L’assistenza e il rimpatrio del veicolo
È la voce che distingue una polizza pensata per il viaggio da una pensata per il tragitto casa-lavoro, ed è anche quella che quasi nessuno controlla prima di partire. Le formule base di assistenza prevedono il traino fino all’officina piu’ vicina: utile in tangenziale, poco rilevante se l’officina piu’ vicina è in un paese dove il pezzo che serve arriva in due settimane.
Quello che serve davvero in viaggio è il rimpatrio del veicolo: il rientro della moto in Italia a carico della compagnia quando la riparazione sul posto non è praticabile nei tempi del viaggio. Non è compreso quasi mai, va cercato esplicitamente, e cambia sensibilmente il prezzo della copertura.
Accanto a questo c’è il rientro delle persone, che è una cosa diversa e a volte inclusa quando il rimpatrio del mezzo non lo è. Vale la pena leggere quale delle due si sta comprando, perché nei materiali commerciali i due termini vengono usati in modo intercambiabile e nelle condizioni contrattuali no.
L’esclusione che quasi nessuno legge
Le polizze di viaggio — quelle per spese mediche, bagaglio e assistenza alla persona — hanno un’abitudine che al motociclista interessa moltissimo: molte escludono la guida di motocicli, oppure la coprono solo sotto una certa cilindrata, spesso bassa. Significa che la copertura comprata per il viaggio potrebbe non valere proprio nel momento in cui si sta viaggiando.
È la prima clausola da cercare, prima del massimale e prima del prezzo. Sta nelle esclusioni, non nelle garanzie, ed è scritta in una riga. Chi vende la polizza raramente la nomina spontaneamente, non per malafede ma perché la maggior parte dei clienti viaggia in aereo.
Documenti, obblighi locali, e cosa portare
Nell’Unione bastano patente, libretto e certificato di assicurazione. Fuori, alcuni paesi chiedono la patente internazionale, altri la accettano come semplice traduzione: è una verifica da fare per la destinazione precisa, perché le regole cambiano da stato a stato e anche nel tempo.
Sugli obblighi locali, le differenze che riguardano il motociclista sono poche ma nette: in alcuni paesi il giubbotto ad alta visibilità va tenuto a bordo, in altri sono obbligatori i fari accesi di giorno anche d’estate, altrove ancora esistono limitazioni di accesso ai centri storici con regole diverse dalle nostre. Le sanzioni sono spesso immediate e in contanti.
Sul kit da portare vale una regola sola: si porta quello che si sa usare. Un set di chiavi completo è peso morto per chi non lo userebbe mai; il kit per le forature tubeless, invece, risolve da solo il guasto piu’ probabile di qualunque viaggio, sta in un bauletto e si impara a usare in dieci minuti.
Gli itinerari
Ogni scheda ha le tappe, i valichi, la stagione giusta, le tratte marittime quando servono e le note assicurative specifiche di quel paese.
In moto in Corsica
L'isola con la densità di curve più alta del Mediterraneo
5-7 giorni 900-1.200 km UE traghetto
In moto in Albania
Fuori dall'Unione Europea, con tutto quello che comporta
7-10 giorni 1.200-1.800 km fuori UE traghetto
In moto sulle Alpi francesi
I passi più alti d'Europa, e la finestra stretta per farli
4-6 giorni 800-1.100 km UE
In moto in Marocco
Il viaggio che richiede più preparazione, e che ne ripaga di più
14-21 giorni 3.000-4.500 km fuori UE traghetto
Domande frequenti
La mia assicurazione moto vale anche all'estero?
Nei paesi dell'Unione Europea sì, di diritto: la responsabilità civile italiana è valida senza formalità. Fuori dall'Unione dipende dal singolo paese e va verificato sul certificato, dove i paesi coperti sono elencati e quelli barrati non lo sono.
Che cos'è la carta verde e quando serve?
È il documento che dimostra la validità territoriale della responsabilità civile nei paesi aderenti al sistema. Serve fuori dall'Unione Europea: in Albania, Serbia, Bosnia, Turchia e altri. Non serve per Francia, Spagna, Grecia, Croazia e gli altri paesi dell'Unione.
E se il mio paese di destinazione non è coperto?
Si acquista una assicurazione di frontiera al valico o al porto di sbarco. Costa poco e si fa in pochi minuti, ma senza non si entra: conviene prevederlo invece di scoprirlo in coda alla dogana.
La polizza copre il rimpatrio della moto?
Quasi mai nelle formule base, che di norma prevedono il traino all'officina più vicina e non il rientro del mezzo in Italia. È la voce che rende utile una copertura di assistenza dedicata al viaggio, e va cercata esplicitamente.
Le polizze di viaggio coprono la guida della moto?
Non sempre, ed è l'esclusione meno letta. Molte coperture escludono la guida di motocicli o la ammettono solo sotto una certa cilindrata. È la prima clausola da verificare, prima ancora del massimale.
Serve la patente internazionale?
Nell'Unione Europea no, la patente italiana basta. Fuori, dipende dal paese: alcuni la richiedono, altri la accettano come semplice traduzione di cortesia. Va verificato per la destinazione specifica prima di partire.
Se la moto si ferma: chi viene a prenderla
È la domanda che nessuno si fa prima di partire e tutti si fanno sul ciglio di una statale straniera. La risposta non è una sola: dipende da quali coperture hai già, e vanno verificate in quest’ordine, perché la prima che risponde rende inutili le altre.
Primo: la moto è ancora in garanzia? Se sì, quasi tutte le case costruttrici includono un servizio di assistenza stradale legato alla garanzia, valido anche fuori dai confini nazionali, che in caso di guasto manda il soccorso e porta il mezzo all’officina autorizzata più vicina. È il canale da usare per primo perché è già pagato dentro il prezzo della moto, e spesso comprende anche la sistemazione o il proseguimento del viaggio. Il numero da chiamare sta sul libretto di garanzia: va salvato in rubrica prima di partire, non cercato quando la moto è ferma. Attenzione a una condizione ricorrente: l’assistenza resta valida se i tagliandi sono stati eseguiti nella rete ufficiale e registrati.
Secondo: cosa dice la polizza. Se la garanzia è scaduta, la copertura può arrivare dall’assicurazione, ma solo se hai sottoscritto la garanzia assistenza: non è compresa nella responsabilità civile e va guardata sul certificato. Le tre cose da verificare sono sempre le stesse: se vale fuori dall’Italia e in quali paesi; fin dove arriva il traino, che di norma è l’officina più vicina e non casa tua; e se è previsto il rimpatrio del veicolo, che è la voce costosa e quella quasi sempre esclusa dalle formule base.
Terzo: se non hai né l’una né l’altra. A quel punto conviene una tessera di soccorso stradale, e la ACI Gold è la formula più completa fra quelle diffuse in Italia: costa poche decine di euro l’anno e comprende soccorso e traino con copertura estesa all’Europa. Il confronto con le alternative si fa su tre punti, che vale la pena verificare sulle condizioni prima di sottoscrivere: che il motociclo sia fra i veicoli coperti e non solo l’automobile, quali paesi rientrano nell’area di validità, e se il rientro del mezzo in Italia è compreso o solo il traino locale.
Un’ultima cosa che vale per tutti e tre i casi: la tessera o la polizza servono a poco se il numero da chiamare non ce l’hai addosso. Scrivilo su un foglio nel bauletto oltre che nel telefono, perché il telefono è la cosa che si scarica o si rompe proprio in quel momento.
Il kit da portarsi dietro
Su un viaggio lungo la differenza fra un contrattempo di venti minuti e una giornata persa la fanno cinque oggetti, che pesano poco e stanno tutti sotto la sella o in un angolo del bauletto. Non servono a riparare la moto: servono ad arrivare all’officina invece di aspettare che l’officina arrivi.
- Un piccolo kit di attrezzi. Non la cassetta: le chiavi che servono a quella moto, ricavate dal kit di bordo e integrate con quello che manca. Una brugola della misura giusta vale dieci chiavi che non entrano.
- Kit ripara gomme con compressore portatile. È il pezzo che cambia di più le cose. Una foratura su una tubeless si risolve in dieci minuti con gli stringhetti e si riparte; senza compressore però il kit è mezzo inutile, perché dopo la riparazione la gomma va gonfiata. I compressori piccoli si alimentano dalla presa della moto o da una batteria interna.
- Grasso o spray per la catena. Su tappe da centinaia di chilometri, spesso sotto la pioggia, la catena va rilubrificata durante il viaggio e non solo al ritorno. Una bomboletta piccola basta per due settimane.
- Fascette da elettricista. Costano niente, pesano niente e tengono insieme un cupolino incrinato, un cavo che penzola, una carena che ha perso una vite, un faro che balla. È l’oggetto con il miglior rapporto fra spazio occupato e problemi risolti.
- Nastro americano. Stessa logica, per superfici più grandi: una carena crepata, uno specchietto, un bagaglio che si è aperto. Se ne porta un pezzo avvolto attorno a un attrezzo, non il rotolo intero.
- Kit di pronto soccorso. In alcuni paesi europei è obbligatorio a bordo, ma il motivo per portarlo non è la multa: una caduta lenta in un parcheggio produce abrasioni che vanno pulite subito, e a quaranta chilometri dal paese più vicino non c’è alternativa. Va tenuto dove si raggiunge senza smontare i bagagli.
Tutto insieme sta in una borsa da un paio di litri. Vale la pena provare a usarlo una volta a casa, con calma: scoprire che il compressore non ha l’attacco giusto per la valvola è un’informazione molto più utile in garage che a bordo strada.
Prima di partire
Le categorie che contano di più su un viaggio lungo, con le guide all’acquisto e le offerte aggiornate.